Non vi lasceremo soli

frana sistema paese

Questa frase, ormai ricorrente, che vuole comunicare solidarietà e sostegno alle comunità colpite da disastri, è stata detta da nomi conosciuti come Renzi, nel 2016 dopo il terremoto nell’Italia centrale (Amatrice), da Bonaccini nel 2023, dopo la prima alluvione in maggio di quell’anno, ma anche da Aldo Moro e Giuseppe Saragat dopo la frana di Agrigento nel 1966.

Le frasi sono sempre quelle e anche gli epiloghi: grande clamore mediatico, mea culpa (ma con riserva) delle Istituzioni di qualsiasi livello, denaro pubblico stanziato e speso parzialmente, progetti di messa in sicurezza iniziati (quando va bene) e mai terminati.

60 anni di “copia e incolla” con personaggi diversi, governi diversi e tecnologia diversa ma con stesso risultato.

Purtroppo la complessità della situazione geologica di Niscemi non lascia presagire nulla di meglio.

Un Paese costruito su una piana collinare di sedimento argilloso pliocenico che, quando si satura d’acqua perde coesione e resistenza al taglio, diventa una saponetta e una slitta pronta a partire.

Tralasciando il disastro del 1790, in cui esistono sicuramente concause para vulcaniche (gas dal sottosuolo e coni di fango), già nel 1997 si verificò una frana con un fronte di 2.5 km e altezza dai tre ai quattro mt.

Ora il politicamente corretto impone menzionare sempre il famoso “cambiamento climatico” che, invocato anche dal geologo televisivo Mario Tozzi, ovviamente non c’entra nulla; come non c’entra nulla nelle alluvioni emiliano romagnole. Ma si sa, il Green Washing serve per scudare, almeno parzialmente, le evidenti responsabilità dell’uomo e della politica.

Nel caso di Niscemi però c’è da spezzare una lancia: Un paese nato a metà del ‘500 in un luogo dove non avrebbe mai dovuto sorgere (un po’ come Amatrice nella zona più sismica d’Italia) si trascinerà per sempre una spada di Damocle di rischi idrogeologici.

C’è da sottolineare però che, dopo la frana del 1997, il Comune incaricò una ditta per il monitoraggio dei movimenti del terreno, ma dopo soli due anni le osservazioni furono sospese.

Per fugare qualsiasi dubbio e bloccare sul nascere accuse di negazionismo climatico, allego quanto afferma Meta AI che, almeno per ora, sembra non appartenere ad alcun schieramento politico o ideologico e quindi si può considerare super partes:

La frana del 1997 a Niscemi fu causata da una combinazione di fattori, tra cui:

– *Piogge intense*: le forti piogge che precedettero la frana contribuirono a saturare il terreno, rendendolo più instabile.

– *Terreno argilloso*: il suolo di Niscemi è composto principalmente da argille, che tendono a perdere resistenza al taglio quando sono sature d’acqua.

– *Urbanizzazione*: l’urbanizzazione e la mancanza di interventi di mitigazione hanno aumentato il rischio di frana.

– *Faltas di manutenzione*: la mancanza di manutenzione e di interventi di consolidamento ha contribuito a peggiorare la situazione.

La frana del 1997 fu un evento devastante che provocò centinaia di sfollati e la demolizione di 48 abitazioni e della storica chiesa di Sante Croce.

Come si può notare, dopo quasi 30 anni, le cause sono le stesse e anche le piogge intense che diventano letali, causa anche una falda acquifera superficiale.

Ora, nel solito disgustoso balletto di rimpalli, accuse e strumentalizzazioni politiche, si cerca di coinvolgere lo Stato, e quindi il Governo di turno che sicuramente dovrà intervenire, ma entro i limiti consentititi proprio dalle leggi e regolamenti regionali tanto voluti e ben difesi dall’attuale opposizione, soprattutto in una Regione a statuto autonomo. Ovvero: il monitoraggio e la manutenzione del territorio spetta alle Regioni e, a scendere, agli uffici tecnici competenti locali comunali.

Appurate quindi responsabilità e competenze, come si può pensare di risolvere un problema di dissesto idrogeologico e strutturale del genere?

A parte le ovvie responsabilità dei sindaci che si sono succeduti negli ultimi decenni e che hanno lasciato briglia sciolta a una urbanizzazione scellerata nonostante i precedenti e la fame speculativa di qualche imprenditore edile “amico dell’amico” che ha costruito sul ciglio di una frana annunciata, ma qualcuno ha una minima idea degli interventi necessari per la messa in sicurezza di un’area del genere?

Invece di fare inutili promesse ai poveri ingenui abitanti e di spendere inutilmente denaro pubblico per l’ennesima volta con mezzi lavori e progetti assurdi, il 70% della prevenzione sui rischi idro geologici,  si attuerebbe mettendo in galera amministratori comunali (collusi o no con speculatori e mafiosi non importa)  che hanno soprasseduto al compito primario a loro delegato, ovvero la sicurezza dei loro concittadini; così facendo si metterebbe una ipoteca su un futuro migliore, demotivando piccoli e dannosi scalatori sociali in cerca di un comodo stipendio. E invece no, perché, a differenza degli Amministratori Delegati delle aziende private, gli Amministratori pubblici sono scudati e quindi, possono bellamente essere (o far finta di essere) ignoranti e dichiarare impunemente: mica sono un tecnico io.

Non si capisce quindi quali sono le responsabilità effettive degli amministratori comunali visto che, ciclicamente e reiteratamente, si succedono personaggi di scarse, se non nulle, competenze in territori sempre più difficili, complicati, pericolosi e, grazie a questo ciclo vizioso, numerosi.

Il rimanente 30% dei problemi si potrebbero risolvere con la regimentazione delle acque superficiali e freatiche, altro Santo Graal invocato da tutti in tutto il territorio nazionale, ma poi snobbato da quasi tutti gli amministratori e “tecnici” comunali.

Mentre scrivo questo articolo, mi è venuto in mente un altro personaggio di spicco, Vasco Errani che, dopo il terremoto di Crevalcore (BO) del 2012, dichiarò accoratamente “non vi lasceremo soli”. Fu poi nominato da Renzi commissario straordinario nel disastro del terremoto di Amatrice nel 2016. Lascio a voi lettori il giudizio sul suo operato.

Mi vengono in mente i film americani quando nella scena toccante, in cui una vittima sta morendo, il soccorritore di turno dichiara con voce ferma e rassicurante: “andrà tutto bene”.

Forse sarebbe opportuno che la gente cominciasse a essere meno ingenua e a documentarsi di più prima di acquistare o costruire la sua casa e ancor più, prima di eleggere un suo rappresentante, sindaco o governatore che sia.

Massimo Gardelli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *