Prima casa: odissea

casa di legno nel prato sistema paese

I DDL Draghi 2022 relativo la modernizzazione del sistema e della mappatura catastale, recepisce, tra gli altri, l’invito della UE alla riqualificazione degli immobili e della loro classe energetica.

Notoriamente l’Italia è il Paese con il maggior numero di abitazioni antiche e/o datate e quindi le classi energetiche auspicate da Bruxelles in tempi brevi, per l’Italia sono state uno shock, in considerazione anche dell’”impatto paesaggistico”, così tanto caro alle Intendenze delle Belle Arti provinciali e uffici tecnici comunali. In un Paese con il 9.5% circa di media nazionale di edifici ultra centenari è chiaro che pensare di mettere “cappotti” di polistirolo e poliuretano con infissi in pvc, l’impresa diventa ardua se non blasfema.

Consapevole di tutto ciò e della farraginosità burocratica dei suddetti uffici e fervente sostenitore della salubrità, sia per l’abitante, sia per l’ambiente, decido di costruire una prima casa in bio-edilizia.

Il terreno edificabile trovato e poi acquistato è in uno dei posti più belli dell’Italia: Isola d’Elba. Ovviamente è buona prassi affidarsi alle maestranze locali e quindi, sotto consiglio della parte venditrice, mi affido allo stesso geometra che cura anche la vendita (?). Nel contratto d’acquisto è incluso il progetto autorizzato con tutte (o quasi) le relazioni tecniche necessarie. Nel rogito mettiamo la postilla che il progetto può essere modificato con una variante che il tecnico ci assicura fattibile.

Prima sorpresa ma accertata e digerita prima dell’acquisto, la prima casa con una classe energetica futura A, benché nella norma richiesta e sponsorizzata dall’unione europea, non ha alcuna detrazione o incentivo economico, né come prima casa, né per il risparmio energetico.

Seconda sorpresa, questa non prevista perché fuori da ogni logica, l’IVA imposta all’acquisto di un terreno per la costruzione della prima casa, come espressamente scritto nel rogito, è del 9% anziché il 2% agevolato se si acquista una prima casa. Quindi questa è l’agevolazione a chi si conforma al Green Deal? Neanche per le coppie o gli acquirenti giovani che si vogliono costruire una casa green.

Ma andiamo avanti. Con una lentezza sfibrante, il nostro tecnico si confronta con l’Ufficio Tecnico, che rimbalza la pratica, alla Commissione edilizia che non accetta la variante senza una motivazione tecnica con un apparente diniego estetico soggettivo (che poi risulterà conforme al blocco urbanistico locale). Il nostro tecnico prova a inviare lo stesso la variante negata all’Intendenza delle Belle Arti: ovviamente diniego.

Il Tecnico ci riprova con un’altra variante, non sostanziale, senza passare dal  Comune: nessuna risposta dall’Intendenza provinciale.

È passato già un anno.

Il tecnico (nostro) persevera e, affermando che la seconda variante ormai è in fase di approvazione, impartisce già ordini alle maestranze e dichiara la data d’inizio cantiere senza avere il nuovo progetto edificabile autorizzato.

Per farla breve, tra sanzioni amministrative e sanatorie, sospensive dell’Intendenza delle Belle Arti (perché doveva decidere su territori che non conosce) con relative call di chiarimento, accesso agli atti per districarsi da un ingarbugliamento in cui anche i tecnici comunali erano intrappolati e complici, a distanza di tre anni, non si è piantato nemmeno un chiodo.

Ciò ha comportato e comporta tutt’ora, stress, danni morali, disagi, costi imprevisti, emorragia di tempo e denaro. Se poi si aggiunge che l’abitazione doveva essere fonte di reddito perché anche un B&B, ecco che il danno decuplica togliendo la fonte di sostentamento a una famiglia che aveva venduto due case per costruire un progetto di vita… e altro articolo della Costituzione italiana violato, quello più importante: il n°1.

Chi paga tutto ciò? Il cittadino, ovviamente. Violazioni di protocolli e tempistiche, possibili collusioni con i tecnici locali (indimostrabili), violazione reiterata della Carta Nazionale dei Servizi (nessuno sa cos’è ma esiste ed è la Bibbia dei funzionari pubblici), tecnici e responsabili apicali di uffici pubblici con il doppio lavoro o incarichi, lentezza e farraginosità di pratiche ripetitive e onerose… tutto questo nell’assoluta impunità ormai scontata e, purtroppo, per lo più passivamente accettata dal cittadino.

Qualcuno dirà: ma insomma, questo è intollerabile e va punito, denunciateli.

Certamente è una via che percorrono in molti che comporta altre spese, stress, e tempo con l’incognita, purtroppo frequente, dell’inefficacia dell’azione giudiziaria.

Il recente risultato del referendum, al di là del merito e della proposta, ha sancito ancor più l’ineluttabilità di questo andazzo essendo il ruolo giudiziario all’interno del contenitore che racchiude anche gli altri due, ovvero il legislativo e l’esecutivo il servizio pubblico appunto.

Il garantismo ha nuovamente vinto, camuffato da un ipocrita rispetto di una indipendenza dovuta; ma chi garantisce il cittadino, ovvero il pagatore di tutta questa organizzazione? Quale tutela ha l’individuo che si vede togliere, di fatto, il diritto a una casa dopo aver pagato, in anticipo di anni, oneri cospicui all’amministrazione pubblica, diritti di segreteria, marche da bollo come se piovessero?

Che potere ha il cittadino per opporsi a questo delirio?

Ora, ancor di più, ma, ripeto, non mi riferisco al contenuto ma al risultato, che non mi permetto di giudicare (per ovvi motivi di rispetto di un istituto democratico) ma che sicuramente, seppur indirettamente, ha sancito l’impunibilità dei “nostri” dipendenti e delle loro violazioni deontologiche.

Qualsiasi azione legale contro un ingranaggio (il pubblico) che fa parte del meccanismo, che “dovrebbe” gestire la nostra società, sarà ancora meno efficace.

Come ho già scritto in altri articoli, (https://zonafrancanews.info/?s=competenze+aa+cercasi,/      https://zonafrancanews.info/2026/01/01/la-fuga-dalla-responsabilita/ https://zonafrancanews.info/2025/12/01/la-signora-delle-catene/) questo cancro del sistema si traduce, oltre ai danni morali e psicologici, a costi spropositati a tutta la società e alla filiera produttiva che la ICGA di Mestre ha quantificato in 82 Miliardi di €; l’ho già scritto ma lo ripeterò fino alla nausea: sono tre-quattro finanziarie che vengono sprecate in un anno e per creare ulteriori danni.

Di tutto questo, i responsabili del sistema pubblico, dai sindaci ai presidenti di Province e Regioni, dai legislatori ai parlamentari, ne sono pienamente consapevoli.

Nei decenni intercorsi dal dopo guerra a oggi, coloro che avevano il privilegio di RISCRIVERE la storia italiana e la gestione di una nuova società, anziché sfruttare la lavagna nuova e pulita che la storia gli aveva messo a disposizione, sono riusciti a imbrattare un sistema con leggi che annullano o correggono altre leggi, norme a supporto di leggi lacunose e ormai indecifrabili e, quindi, interpretabili.

Si stima che in Italia esistano circa 160.000 norme che, anziché tutelare maggiormente il cittadino, si traducono in enorme presa per i fondelli proprio grazie all’impossibilità di avere chiarezza, da qui la disorganizzazione che occulta incapacità e incompetenze.

Per darvi una idea il sistema legislativo francese si poggia su circa 7.000 norme, in Germania 5.500 e nel Regno Unito circa 3.000. Per caso avete la sensazione che il loro sistema Pubblico e Giudiziario sia peggiore del nostro?

In questo articolo ho voluto appositamente espormi in prima persona raccontando ciò che accade a me e alla mia famiglia superstite (si, perché mio padre nel frattempo non è sopravvissuto allo stillicidio del tempo e della burocrazia, morendo con l’angoscia di non vedere suo figlio e moglie con l’agognata casa che avrebbe voluto godere anche lui stesso); credo che questo eviti commenti superficiali o tendenti a diminuire il danno che migliaia di famiglie stanno subendo e hanno subito senza alcun tipo di riparazione, ne economica ne morale.

In Giappone un Ministro si dimise per 15 minuti di ritardo accumulato nella rete ferroviaria in un anno. Qui sarebbe già un bel passo in avanti ottenere delle scuse e l’impegno reale di migliorare i servizi con un’assunzione di responsabilità dei dirigenti che a tutt’oggi, se non sono addirittura assenti, al massimo allargano le braccia con bonaria espressione di chi accetta il pessimo risultato del suo lavoro come ineluttabile.

Sinceramente penso che il punto a cui siamo arrivati faccia desistere qualsiasi persona qualificata e onesta, non solo intellettualmente, a dare un contributo per risollevare la nostra società.

Anche la passiva sudditanza di questo popolo, remissivo fino a diventare cavia per esperimenti sociali (andandone addirittura fiero) e che trae soddisfazione nel vedere un nemico sconfitto in una arena perenne, senza capire che la vittima spesso è lui stesso, toglie qualsiasi possibile entusiasmo e energia prima ancora di cominciare.

Chi, ciò nonostante, non si arrende e si ribella tentando o proponendo soluzioni e approcci diversi, viene deriso se non screditato dalle vittime stesse, cioè i cittadini, che sembrano ormai afflitte da una “sindrome di Stoccolma” in modo permanente.

A questo punto affidiamoci alla filosofia Andreottiana, tanto rimpianta dai nostalgici democristiani, del “tiriamo a campà” a cui affianchiamo la colonna sonora della lungimirante Orietta Berti di “finché la barca va”, confidando in un cornetto rosso comprato in un negozietto di souvenirs per turisti di Napoli.

 

Massimo Gardelli

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