Il gentil pensiero

fiori sistema paese

Oggi, poco dopo essere uscito dagli uffici di una Istituzione statale in cui, il Dirigente e il Sottoscritto, si tentava di sbrogliare una vicenda che coinvolge privati e bene pubblico, mi s’instilla nella mente una corta frase ma ricorrente: “il gentil pensiero”.

Non essendo un frequentatore di testi classici, ho cercato in Internet un riscontro e… eccolo là: il sonetto Dantesco che parla di amore e gentilezza che viene dal cuore.

Pur essendo un agnostico, a volte mi sorprendo nel constatare l’eccellenza del funzionamento del nostro cervello che (quando vuole) cerca d’incoraggiarci nei momenti più bui della nostra vita, quasi che ci fosse un messaggio extrasensoriale che ci fa continuare a salire l’eterna salita, poi, leggendo il sonetto, intravedi un barlume di luce confortante di gentilezza e di sensibilità.

Devo ammettere, infatti, che attualmente faccio fatica a vedere il bicchiere mezzo pieno, pur essendo a conoscenza dei metodi di auto motivazione e di una certa conoscenza del comportamento umano.

L’attualità non ci aiuta: dalle notizie sconvolgenti delle vicende belliche in cui dei nostri simili (così dicono) riescono a infliggere atrocità e dolori ad altri simili. Anche la frustrante consapevolezza di essere sempre sottoposto a un nauseante tentativo quotidiano di manipolazione e stravolgimento di ovvietà fattuali, all’eterna salita irta di ostacoli per ottenere ciò che è solo un tuo normale diritto, insomma: alla vita.

Il gentil pensiero… perché questa frase mi è entrata come un jingle nella testa?

Sarà che sono giorni, mesi, anni che mi scervello per slegare corde che si riannodano, perché vedo persone di paese che litigano, amministrazioni sempre più distanti e menefreghiste, una politica (dalla locale a quella internazionale) completamente scollata dai bisogni della gente e concentrata solo sui consensi, sui numeri, sui vantaggi.

Il tutto con un’aurea di perfida diffidenza che ha intriso qualsiasi tentativo di confronto, attività fondamentale per risolvere i problemi e/o creare innovazione. La domanda ricorrente, anche quando non è esplicitamente espressa è: ma qual’ è il tuo obiettivo, cosa ci guadagni?

Per l’ennesima volta, nella mia vita apolide, rimango stupito dalla devastante diffidenza, quasi aggressiva, che percola tra esseri che, vivendo poi spalla a spalla in piccoli contesti, distrugge sul nascere qualsiasi prospettiva di collaborazione, creando invece piccole e meschine vittorie personali nate grazie dispetti e prevaricazioni magari contro il vicino di casa, con grande e inquietante soddisfazione del vincitore.

Addirittura lo scontro nasce da schieramenti che nascono dal nulla che però creano disagio a tutti. Dalla strada dissestata e mal tenuta, dalla raccolta delle immondizie, al decoro cittadino; il risultato finale è sempre lo stesso: trovare il responsabile. La soluzione rimane l’ultima delle priorità anzi, forse proprio non la si vuole perché altrimenti si toglie quello che è diventato il primo gioco di società: caccia al colpevole.

E chi ci guadagna veramente in questo eterno gioco al massacro?

Sempre quelli, quelli che hanno il “banco”, quelli del “dividi et impera”: La politica e le Istituzioni. Nascoste dall’eterna nebbia che la burocrazia, con i suoi deliranti protocolli e sfinenti tempismi, riesce a regnare nonostante evidenti incapacità e ostentato menefreghismo. Il sistema autoreferenziale massacra sul nascere chiunque cerchi d’invertire la tendenza, specialmente chi prova dall’interno che, per il cheto vivere e perché “tiene famiglia”, ob torto collo, si adegua e rientra nei ranghi.

Di tutto questo il popolo non si avvede e, sempre per rimanere in tema, s’incatena da solo in questo girone infernale che, supino per l’eternità, alimenta, con ingiurie, dolore e frustrazione, la macchina infernale burocratica che, sorridendo sorniona, “trangugia e divora” togliendo le risorse vitali per la società che, continuando a emettere fumo dentro il quale noi brancoliamo, ci fa percepire quasi un ordine costituito scambiandolo per organizzazione civile.

Mi rendo conto di aver dipinto una visione funesta dell’attualità e, sicuramente molti la troveranno esagerata o scritta da un esasperato; può essere. Sarebbe bello però che almeno una minoranza, si, quella che lotta per mantenere una capacità critica e che cerca disperatamente di non farsi trascinare dalla corrente, recepisse la mia provocazione e magari la contestasse, che contribuisse al dibattito democratico, costruttivo che crea coesione, non divisione e astio.

Per tutti gli altri, che dire. Come diceva sempre il buon Dante Alighieri:

Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare.

Massimo Gardelli

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