Il politico immobiliarista

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Gli ultimi accadimenti a Milano non hanno fatto altro che consolidare, nella opinione pubblica in ogni territorio, il dubbio di una collusione fra la casta dei politici e il mondo dell’edilizia. La gente, però, è talmente assuefatta a questo andazzo, diffuso e presunto ma disseminato di una moltitudine di spie rivelatrici, che non riesce nemmeno più ad indignarsi. D’altra parte, non saprebbe nemmeno come intervenire. La consapevolezza generale è che la collusione sia talmente diffusa da essere diventata endemica. La indignazione ha lasciato il posto ad un sentimento più pericoloso, lo stesso che è all’origine dell’astensionismo: il disinteresse.

La collusione, cosa è? Dice il vocabolario Treccani: “… ogni intesa clandestina fra due o più persone per conseguire un fine illecito, mediante il tradimento della fiducia o l’elusione dell’attività legittima di terzi…”.

La questione è di una gravità assoluta perché a tutti appare che il virus della collusione è diventato pandemico da qualche decennio a questa parte; da quando, cioè, l’opinione pubblica ha cominciato a rendersi conto, se pure inconsapevolmente, della obsolescenza delle ideologie di Destra e di Sinistra.

Prima quelle ideologie erano la stella polare per una Etica politica. Dopo, con la caduta delle ideologie, anche l’etica politica si andava dissolvendo. È sintomatico che, proprio da Milano, siano state avviate le due indagini sulla collusione. La prima, quella di “Mani Pulite”, negli anni ‘90; la seconda, quella urbanistica, di oggi. La differenza fra le due indagini si potrebbe schematizzare, grossolanamente, così. La prima si riferiva per lo più al finanziamento illecito della politica: da un lato i partiti, dall’altro imprenditori di consistente spessore. La seconda si riferisce ad una corruttela diffusa: da un lato i singoli (politici e burocrati nelle pubbliche istituzioni), dall’altro imprenditori. In tutti e due i casi, è immancabile la presenza di faccendieri. Se prima c’era una parvenza di idealità, oggi c’è solo l’interesse personale.

Se prima i partiti avevano dovuto escogitare strategie per rimpinguare le loro casse esauste (nel 1993 si raggiunse il culmine con il referendum che abrogava il finanziamento pubblico), oggi la collusione serve per rimpinguare tasche private.

Da qui una bella lezione di marketing politico: quelle che apparivano iniziative politiche di sviluppo, promosse da partiti e personaggi la cui immagine non poteva che essere specchiata e moralmente ineccepibile inclini a rendere la vita difficile ai disonesti e ai furbetti, risultano oggi chiaramente per quello che sono: ovvero la spudorata violazione di leggi, norme, e comportamenti deontologici che differisce da quella dei tempi della “Prima Repubblica” solo dal costo più caro del pizzo.

Ovviamente, come al solito, il rincaro del costo del pizzo viene ribaltato sull’ultimo anello della catena, ovvero su noi inconsapevoli e indifesi contribuenti (leggi anche: https://zonafrancanews.info/2025/03/10/il-pizzo-e-altre-storie/,  https://pugliasera.it/2023/12/26/la-nuova-normalita-no-grazie/https://zonafrancanews.info/2025/06/12/lo-sfogatoio/https://zonafrancanews.info/2023/09/23/protocolli-sopra-ogni-cosa/

Gli esempi che sembrano confermare la sensazione di essere diventati il bancomat per questo andazzo sono tantissimi. Tra i tanti e famosi sono un parco tematico nell’Emilia Romagna del bio alimentare (in prossimità un inceneritore ma questo poco importa) che, nonostante il primo fallimento (il secondo a breve) continua a ricevere iniezioni milionarie di capitali pubblici e privati. S’intuisce che lo scopo principale non è la diffusione e la sensibilizzazione dell’alimentazione biologica bensì la rivalutazione dei terreni comprati a poco (vedi la caduta dei prezzi causa l’inceneritore) da imprenditori legati a un partito (coinvolto nel business con una agenzia immobiliare collegata) e sperare di rivenderli poi a prezzi gonfiati.

Oppure grandi lavori d’interesse nazionale come l’interramento di una linea ferroviaria nel Trentino il cui percorso, anche in questo caso, passa su terreni inquinati e non bonificati acquistati opportunamente in tempi non sospetti a due lire e la cui realizzazione dell’opera produrrebbe una sorta di “bollino blu” che certificherebbe come bonificata l’area interessata; peccato che, ad oggi, nel progetto esecutivo definitivo non si vede nemmeno l’ombra di un progetto di bonifica; ma niente paura, gli enti preposti e i suoi dirigenti assicurano che è tutto a norma senza nemmeno degnarsi di spiegare quella scelta anziché un percorso alternativo possibile con molte meno criticità e costi di realizzo.

Oppure immobili fatiscenti o dismessi di proprietà di Comuni, grandi e piccoli, che letteralmente svendono queste proprietà in aree il cui prezzo di vendita non coprirebbe nemmeno un decimo del costo del solo terreno.

Naturalmente ci si attenderebbe che il corpo della Guardia di Finanza verificasse la “congruità” dei prezzi di vendita e i Magistrati istruissero indagini sollecitati dagli esposti che arrivano in Procura e ne verificassero l’attendibilità anziché lasciare che imprenditori, funzionari (solo quelli grandi o legati ai partiti però) e enti pubblici continuino tranquillamente a sprecare  denari pubblici con l’aggravante, spesso, di creare disastri ambientali.

A ben vedere sorge quindi il sospetto che questa prassi sia da tempo consolidata da personaggi che, grazie a posizioni più o meno apicali, o comunque strategiche, nelle istituzioni pubbliche, trasmettano a società private e/o imprenditori informazioni privilegiate di grande interesse economico per attivare speculazioni a breve o medio termine; quello che i borsa viene chiamato “insider trading”, reato penale 184 del TUF (Testo Unico della Finanza).

Quello che tempo fa erano fatti sporadici, ora sembra diventare un protocollo per foraggiare i partiti politici orfani dei fondi pubblici (almeno di una parte) da una lato, arricchire gli sponsor degli stessi dall’altro e con qualche bel premio per il funzionario pubblico al posto giusto nel momento giusto, creando così un giro “virtuoso” per tutte le parti in causa.

E’ da sottolineare che il danno per il contribuente non è solo il continuo lievitare di preventivi e costi finali delle opere pubbliche, ma il costante aumento di casi di violazione delle norme di sicurezza proprio da chi dovrebbe tutelare la nostra salute e preservare l’ambiente: ovvero le amministrazioni pubbliche. Questo accade quotidianamente sotto i nostri occhi specialmente nei grandi lavori d’interesse nazionale.

Nei piccoli e grandi Comuni, come abbiamo visto, questo modus operandi crea il continuo depauperamento delle casse a discapito delle piccole, ma fondamentali, infrastrutture locali (strade, fogne, illuminazione, etc…) che si ritrovano a essere continuamente rinviate per una cronica mancanza di fondi. Riprendendo i fatti di Milano menzionati all’inizio dell’articolo, si è calcolato che la costruzione di 150 palazzi in 10 anni senza le autorizzazioni dovute, e quindi gli oneri relativi alle autorizzazioni di edificabilità (sostituiti con delle semplici scie), abbia fatto perdere ben 1.2 miliardi di € alle casse comunali di Milano. Lo stesso accade in piccole e in svariati modi in migliaia di comuni piccoli e grandi nel territorio nazionale confermando, per chi avesse ancora dei dubbi, che il cancro che ci ha corroso potenzialità, risorse e benessere, è la collusione del mondo politico con quello privatistico e pubblico istituzionale.

E il popolo che fa?

Mugugna al bar e abbaia con il dissenso dietro le sbarre di una frustrante impotenza e senza un lampo di luce intelligente che lo porti a organizzarsi invece di subire. L’evidenza di ciò? La miriade di chat legate a un’altrettanta miriade di partitini, tutti rigorosamente nuovi e indipendenti, sia chiaro, ma legati in modo pateticamente nostalgico a santini e a simboli “vintage” che unitamente sostengono i carnefici che loro stessi dichiarano di combattere.

La soluzione?

Non pervenuta attualmente; certamente una inversione di tendenza sarebbe opportuna e necessaria! Un esempio sarebbe smetterla di continuare a sostenere che “è inutile sapere tanto non cambia nulla” e non dare tregua ai falsi e ai disinformatori seriali (politici e Media) inchiodandoli al muro della loro ignoranza e disonestà intellettuale.

Amare la propria terra non è un mantra alla moda, non è nazionalismo né sovranismo; è difendere la sopravvivenza delle generazioni future e la conservazione della nostra storia e cultura che non può e NON DEVONO essere lasciate in mano a sciacalli e giannizzeri.

Solo così, come una grossa nave quando inverte il giro delle eliche, lentamente la consapevolezza abbatterà, almeno in parte, l’abulia che ha ammalato il nostro Paese.

Massimo Gardelli

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