La borsa e la guerra

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Molto raramente ci capita di soffermarci sui dati della Borsa. Questa volta, però, nel nostro carteggio, è capitato il comunicato stampa della Consob del 22 luglio 2024, che sintetizzava i contenuti del Bollettino statistico semestrale della Consob, relativo al 1° semestre 2024, che chiude al 30 giugno 2024.

Che dice il Bollettino? Dice che il valore complessivo delle azioni di tutte le imprese quotate a Piazza Affari si attesta a € 824 mld. Dice anche che rispetto al semestre precedente (2° semestre 2023 che chiude al 31 dicembre 2023) si è consolidata una crescita del 4% rispetto ai € 794 mld di fine 2023. Il valore complessivo delle azioni del solo comparto italiano si attesta a € 622 mld con una crescita dell’8% dai € 575 mld di fine 2023.

Quindi, la capitalizzazione di Piazza Affari è cresciuta in 6 mesi del 4%; quella delle imprese italiane quotate è cresciuta dell’8%.

È certamente una informazione interessante. Infatti, analizzare l’andamento di un dato nel medio/lungo periodo dà informazioni di scenario complessivo, facilita una visione prospettica, assegna un voto di qualità sulla bontà delle politiche economiche, trasmette gli umori della comunità socioeconomica. Di tutt’altro tenore è il rincorrere le esternazioni, contingenti e quotidiane, dello stato d’animo del mercato influenzato da notizie, vere o false che siano, e la quotidianità dei giochi di Borsa.

Allora, incuriositi da questi pensieri, ecco che ci procuriamo il Bollettino statistico semestrale della Consob del luglio 2025 che analizza il 1° semestre 2025.

Cosa dice il Bollettino? Dice che il valore complessivo di mercato di tutte le azioni quotate nel semestre in esame è di € 949,7 mld. Dice che la crescita consuntiva rispetto al semestre precedente, il 2° del 2024 che chiude al 31 dicembre 2024, è del 13,6%. Dice che il valore complessivo del comparto italiano evidenzia una crescita del 18,8%.

Non c’è che dire! Sembra proprio un ottimo risultato per il nostro Paese, in un momento di crisi generale; un risultato superiore di gran lunga al tasso inflattivo.

Ma c’è ancora un dato significativo, comune ad entrambi i Bollettini: il numero delle aziende quotate è in diminuzione. Potremmo concludere che la crescita della capitalizzazione di Piazza Affari migliora nonostante che il panel delle imprese diminuisca. Sembra, quindi, che si avvalori la qualità del capitalismo italiano, si consolidino le imprese rimaste in listino, lascino il gioco in Borsa le imprese che non riescono a sopportarlo.

Le aziende quotate oggi sono a Piazza Affari solo 423. Con dati in crescita, potrebbe significare che il capitalismo italiano si vada rivitalizzando e, con esso, tutta l’economia d’Italia. Speriamo che il trend si stabilizzi.

Passare in un anno (dal 30 giugno 2024 al 30 giugno 2025) da una capitalizzazione di € 824 mld a € 949,7 mld con una crescita del 15,25% è senz’altro un fatto molto positivo per l’economia italiana.

Sembrano questi dati stratosferici. Ma, poi, la curiosità ci ha preso la mano e siamo andati a guardare le principali Borse mondiali per tentare un paragone, rispetto alla capitalizzazione.

Ecco le prime 8 in classifica, per dimensione di capitalizzazione complessiva, in tera (mille miliardi) di USD. Si deve tener conto, tuttavia, che il gioco di Borsa rende volatili le dimensioni; per cui la classifica potrebbe subire variazioni nel rank:

1.   Borsa di New York (New York Stock Exchange) NYSE – $ 25,85 tera

2.   NASDAQ – $ 17,36 tera

3.   Borsa di Shanghai (Shanghai Stock Exchange) – $ 7,37 tera

4.   Euronext – $ 6,41 tera

5.   Borsa di Shenzhen (Shenzhen Stock Exchange) – $ 5,28 tera

6.   Borsa di Tokyo (Tokyo Stock Exchange) – $ 5,16 tera

7.   Borsa di Hong Kong (Hong Kong Stock Exchange) – $ 4,97 tera

8.   Borsa di Londra (London Stock Exchange) – $ 3,07 tera

Dopo la coppia dei cavalli vincenti USA, solitari e lontani, c’è la truppa cinese che tampina Europa, Londra e Tokio; su 6 posizioni, 3 sono cinesi.

La dimensione delle capitalizzazioni trasmette l’immagine delle forze economico/finanziario in campo, a livello globale: USA ancora stabilmente primi; poi, la Cina che insidia il resto dell’Occidente.

Ma la curiosità ha preso il sopravvento. Già, l’appetito vien mangiando.

Allora, abbiamo voluto dare una occhiata alle aziende più capitalizzate al mondo. Ecco le prime 8, ad agosto 2025, in USD, in Mld:

1.      NVIDIA ($ 4.347 mld);

2.      Microsoft ($ 3.922 mld);

3.      Apple ($ 3.011 mld);

4.      Alphabet/Google ($ 2.840 mld);

5.      Amazon ($ 2.480 mld);

6.      Meta Platforms ($ 1.890 mld);

7.      Broadcom ($ 1.580 mld);

8.      Saudi Aramco ($ 1.520 mld).

Possiamo dedurre come si muove l’economia nel mondo e quale sia la punta di diamante. Ebbene: Tutte aziende statunitensitutte aziende tecnologiche (HW: circuiti integrati, chip e telecomunicazione, Internet, Web, SW: Intelligenza Artificiale); eccetto la Saudi Aramco, araba, operante nel mercato petrolifero.

La questione impressionante è che le capitalizzazioni citate sono paragonabili, spessissimo maggiori, ai PIL di molti Paesi. Sarete d’accordo che questo panorama necessita di una analisi più approfondita di quella che è possibile in un breve articolo. Quello che si osserva immediatamente è che l’Europa, con le sue “transizioni” e la sua burocrazia è lontana mille miglia dalla economia che conta: in una parola è fuori dal giro.

Se guardiamo la capitalizzazione dell’ultima statunitense, la Broadcom Corporation, osserviamo che è una volta e mezzo la capitalizzazione di tutta Piazza Affari.

Cerchiamo di guardare più da vicino e vediamone un po’ di storia.

Broadcom è stata fondata da Henry Samueli, professore della UCLA (Università della California – Los Angeles -) e da Henry Nicholas, un suo studente, nel 1991.  L’azienda progetta circuiti integrati per comunicazione digitale di dati e per l’elaborazione delle applicazioni di Intelligenza Artificiale. Dopo vent’anni, nel 2020, la Broadcom accusava ricavi per $ 8 mld. Nel 2025 è entrata a far parte del gruppo di aziende che hanno trainato la crescita degli USA. Quel gruppo di aziende è conosciuto dal grande pubblico: NVIDIA, Microsoft, Apple, Meta, Alphabet, Amazon e Tesla.

Ma, come mai questa impressionante crescita a partire praticamente da zero? Il suo CEO, Amministratore Delegato, Hock Tanmalese, è un immigrato negli USA; proprio come Jensen Huang di NVIDIA. E lì, in USA, il minestrone di creatività, iniziativa, attitudine, fiuto e ambiente favorevole hanno generato la gallina dalle uova d’oro. Broadcom è il frutto di processi di fusioni e acquisizioni, di ristrutturazioni e riorganizzazioni. Un processo di crescita societaria che non ha dimenticato il focus tecnologico e la capacità realizzativa. Questo è il segreto di Hock Tan. Intanto, recentemente, Hock è riuscito ad acquisire un ordine, da $ 10 mld, in chip per l’intelligenza artificiale, da OpenAI. Ma Hock è malese; è una intelligenza orientale.

Questo sarà uno dei problemi USA. Se prima l’immigrazione di intelligenze costituiva un fattore competitivo; ora gli studenti orientali, che si sono istruiti e preparati nelle Università americane, sono tornati nelle loro terre, attirati dallo sviluppo. I nuovi studenti, però, non hanno più bisogno di istruirsi in USA: trovano la stessa qualità nelle università cinesi. Solo Pechino registra 13 Università. Non vi pare che questa sia l’esito atteso di una “politica prospettica”?

Non parliamo più di bombe nucleari, che non vuole nessuno, perché distruggono chi le riceve e chi le lancia; né di carri armati. Forse, solo di droni gestiti da lontano.

Una considerazione va fatta: non siamo alla terza guerra mondiale.

Siamo alla prima guerra globalele tecnologie in campo, le competenze e la creatività faranno la differenza.

Antonio Vox

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